mercoledì 19 settembre 2018

Umanista o Ingegnere?

Piccola provocazione stimolata dalla lettura dell’articolo che condivido e che invito alla lettura.

Articolo Huffingtonpost - Rinascimento Meccatronico


Dopo aver letto l'articolo sopra riportato ho provato ad immaginare me stesso nel futuro e precisamente verso il mio fine carriera lavorativa e ho visto all'orizzonte scenari poco rosei.

Avrò 68 anni e sarò costretto a lavorare. Già questo basterebbe a farvi capire che l’umore non ne ha giovato.

Ma quel che è peggio e che rende questa visione del futuro degna di un romanzo distopico a tinte dark e che nella mia senilità lavorativa mi sono visto attorniato da una pletora di Ingegneri.

Ingegneri alle risorse umane, ingegneri al commerciale, ingegneri in direzione, ingegneri alla pianificazione, ingegneri ovunque. Almeno questo e quanto deduco vedendo il trend odierno delle selezioni in corso.

Le aziende, se non hai fatto un qualsiasi tipo di ingegneria non ti prendono in considerazione neanche per farti fare il centralinista (vuoi mettere un bravo ingegnere che sa quali tasti premere con calcolata precisione).

Io sono fiero del mio percorso umanistico e se tornassi indietro tornerei a farlo.

Capisco le sfide che grazie alla tecnologia ci proiettano nel futuro e mi rendo conto che stiamo vivendo la cosiddetta rivoluzione 4.0 (nel frattempo che state leggendo stanno già lanciando la 5.0 e gli ingegneri, manco a dirlo, hanno in progetto la 6.0, proprio come si fa con gli smartphone) ma nessuno mi convincerà mai che senza il giusto equilibrio tra tecnicismi e analisi logiche il futuro non potrà che essere arido.

lunedì 19 febbraio 2018

Il chiacchierone



Quando mi organizzo per far del trekking e non riesco a conciliare con la signora (forse non vuole) allora non mi perdo d’animo in quanto non è mai stato un problema andare da solo.

Stare da solo è una cosa che so fare benissimo e sono convinto che nonostante si condivida la vita con una persona, ogni tanto ritagliarsi degli spazi propri è salutare in un rapporto.

Negli anni ho viaggiato tanto in solitaria (i viaggi migliori in assoluto) e mi hanno sempre fatto un misto di tenerezza è antipatia le domande del tipo “ma sei matto; vai da solo?”

Come se fare le vacanze in 32 fosse la soluzione ideale. Queste malinconia da liceali grazie al cielo le persi appena maggiorenne, non riesco a concepire una vacanza dove io debba passare la metà del tempo a decidere dove andare o peggio convincere gli altri a fare quello che voglio io J.

Insomma quando sono solo, mi piace stare solo, ma siccome il mondo è pieno di gente che non comprende questo desiderio, a volte mi chiedo se per caso come per una osmosi mal programmata, io possa attirare certi elementi disturbanti come carta moschicida.

Se isolarsi durante gli spostamenti con i mezzi è semplice, in quanto passo il 95% del tempo a leggere, in altre occasioni se il chiacchierone vuole aggredirti, la difesa da certi attacchi diventa complicata.

Un esempio su tutti, l’altra sera.


Tappa di uno dei miei weekend in trekking, che come spesso accade passo pernottando presso ostelli o istituti religiosi che offrono soluzione di mezza pensione.

Mi piace propendere per gli istituti religiosi quando possibile, per il silenzio, per la pace e per la possibilità di rinfrancarsi dopo una giornata di cammino.

Ora di cena, scendo verso il refettorio dove separati dagli ecclesiastici che mangiano in silenzio, vengo indirizzato verso una sala attigua dove mangiano gli ospiti.

Due tavoloni lunghi disposti parallelamente dove potrebbero cenare una trentina di persone. Sono il primo mi accomodo e nella pace più assoluta inizio a cenare. Passano pochi minuti e arriva una mamma che spinge una carrozzina con due bambini e il marito dietro. Solo che lui non è il marito.

La signora si sposta verso la parte opposta della sala (brava) mentre quello che credevo il marito, si ferma mi osserva e naturalmente decide di mettersi di fronte a me. E qui scatta l’allarme perché è chiaro che è il classico disturbatore che vuole chiacchierare.

Non mi sbaglio, nel giro di pochi minuti, vengo mitragliato da una serie di domande a raffica, che faccio, dove vivo, da dove vengo (il tutto naturalmente mentre mangia e quindi ruminando a bocca aperta come neanche un cammello). Io provo a resistere all’attacco frontale con risposte monosillabi anche perché percepisco un leggero accento familiare nella parlata e sono cosciente che se intuisce che il mio è uguale al suo sono fottuto.

Sarà chiacchierone ma è dotato di orecchio fine, si ferma mi guarda con cipiglio e mi chiede ma di dove sei? Quando gli ho detto che vengo da Bologna, qualche vocale leggermente aperta deve avermi tradito. Insomma scoperto non posso che confessare di essere siciliano come lui.

E’ la fine. Se prima lo sproloquio era della portata di un ruscello di montagna a fine settembre, adesso il suo parlare si trasforma in un fiume in piena durante il disgelo primaverile dopo una settimana di abbondanti piogge. Un misto di siciliano e italiano vomitato senza tregua. Non so come difendermi, a quel punto non gli importa neanche che io risponda, per lui l’importante è parlare. Finisce di mangiare e non contento mi dice andiamo a parlare da un’altra parte. Io provo a respingere l’attacco dicendo che l’indomani devo alzarmi alle 6 (che è vero tra l’altro) in quanto mi aspettano 25 km da fare a piedi.

Non si intenerisce, dai solo 5 minuti, insomma mi si prospettano due opzioni.

O prendo il mandarino che ho davanti e glielo ficco in bocca per farlo tacere o acconsento pur di farlo smettere.

Siccome non sono incline alla violenza, acconsento e lo seguo conscio che quello che sto vivendo deve essere qualche forma di espiazione (visto anche dove sono) delle mie colpe. E così dopo minuti di parole sparate nell’aria si raggiunge l’apice dell’assurdo.

Avendomi ben edotto su quanto gli manchi la Sicilia, il discorso vira, anzi lo vira lui senza alcun freno inibitorio, sulla politica e mi confessa che il 4 marzo bisogna votare Salvini. Decido che ne ho abbastanza e pronuncio la prima frase di senso compiuto dopo una serie di mah, bah, boh, si, forse, hai ragione.

Un terrone che vota Salvini, proprio non si può concepire, dico anche abbastanza contrito. Ma niente, il chiacchierone non si sconvolge anzi un diniego da parte tua gli dona la forza celeste per perseguire con maggior ardore la missione finale.

Deve convincerti che è nel giusto e che devi fare come dice lui.

Mentre lo sento sproloquiare sulla bontà della proposta salviniana, vengo salvato da una persona che conosce, si distrae, ne approfitto, sbadiglio in maniera evidente e chiedo di congedarmi in quanto devo proprio andare a dormire. Allora lui si alza e raggiunge l’apoteosi dell’invadenza. Mi chiede il cellulare che magari viene a Bologna a trovarmi.

Terrore, incredulità, per la testa ti passano mille scuse per respingere la richiesta, ma la mamma mi ha fatto educato e non mi va di dire bugie sotto una sequela di immagini sacre di santi e beati che mi guardano con fare ammonitorio. Così ho deciso di andare al martirio, lui trova un foglietto e scrive i suoi dati, poi lo piega a metà e me lo porge. Scrivo rassegnato il mio ed è qui che le forze del bene che adornano la sala dopo avermi ammonito a non scrivere nome o telefono falso, fiere della mia onestà, accorrono in soccorso e compiono l’inatteso miracolo.

Strappo in due il foglietto, ogni parte con i dati dell’altro e vi giuro, senza vedere, porgo a lui una parte ed io mi metto in tasca l’altra dopo averla a sua volta ripiegata.

Arrivato in stanza mi rendo conto del miracolo, io ho la parte con i miei dati e lui si è presa la parte con i suoi, sono salvo, basta andar via domani all’alba e il pericolo è da considerarsi definitivamente scampato.

L’indomani sono partito alla buon ora per evitare incontri sgraditi, e mi sono ritrovato come sempre a camminare di buona lena e invaso da un profondo senso di benessere e così mentre andavo, rigorosamente da solo, mi sono ritrovato a cantare. Una vita in vacanza, libertà e tempo perso e nessuno che rompe i …..

domenica 8 ottobre 2017

Coop : spesa o caccia al tesoro ?

In questo periodo di assoluta incertezza economica, sociale e di titubante futuro, sono poche le cose che ci rassicurano e che ci danno certezza. Sapere che ogni mattina sorge il sole, sapere che ogni 28 giorni (bastardi senza gloria) arriva l'addebito della ricarica della compagnia telefonica, che prima o poi arriverà Natale, anche se per chi fa Divani lo è già al 1 Ottobre, ma correte che Natale scade Domenica.

Insomma piccole cose, piccoli fari nella notte che ci guidano nella nostra vita quotidiana.
Ed è per questo che vorrei parlare con il genio della Coop che da prima dell’estate ha deciso di rendere la spesa del fine settimana una caccia al tesoro.
Non so da voi ma qui nel bolognese è in atto un tentativo, riuscito direi, di minare una di quelle certezze della quale parlavo prima.

Perché avete spostato il caffè vicino il dentifricio?

Perché il surgelato è all’inizio del percorso, non vi è passato per la testa che prima di finire la spesa (pardon, caccia al tesoro) il povero merluzzo sarà ridotto ad una pozza d’acqua.
E come se non bastasse, questo gioco di scacchi continua settimanalmente modificando l’ubicazione dei prodotti a ritmo continuo, vedi le marmellate, che da Luglio hanno fatto più spostamenti di Scilipoti e Razzi in parlamento .
Ho visto vecchine piangere perse tra i succhi di frutta e il mangime per cani.
Ho visto commesse che girano tra le corsie con la faccia contrita come a dire “giuro che non lo so dove hanno messo le carta igienica”.
Ma al peggio non vi è mai fine e se pensavate di risparmiare un poco di tempo utilizzando la pistola per la spesa alle casse salvatempo sappiate che la sorte maligna non concede sconti. E infatti dopo aver perso un pomeriggio ciondolando come zombi alla ricerca del pan grattato, lei mentre parcheggiavate aveva già deciso che saresti stato prescelto per il controllo a campione.
Addio quindi a quel sacchetto ecologico ben riempito utilizzando ogni spazio con incastri degni del campione mondiale di tetris. Dovrai disfarlo per passare i prodotti per le grinfie della commessa che in 2 secondi ha creato dall’altra parte della cassa una montagna informe con la tua spesa e che tu dovrai rimetter via velocemente.
E non puoi neanche mandarli a quel paese, perché la Coop sei tu.


domenica 10 aprile 2016

Ci meritiamo veramente di conoscere la verità?

Come siamo bravi ad agitarci richiedendo verità per Giulio Regeni. Mi dispiace anche solo nominarlo il povero ragazzo. In un mondo normale, civile, calerebbe un velo di silenzio mediatico, il tempo necessario affinché gli organi competenti possano giungere, in tempi naturali e certi alla verità. Appunto in un mondo normale.

Invece qui sono tutti che si stanno strappando le vesti chiedendo la verità, pretendendo chiarezza con la faccia crucciata come a dire eh no eh queste cose non si fanno, adesso vi facciamo vedere noi. Tutti in televisione a pretendere spiegazioni.

Cari italici compatrioti dalle vesti strappate a voi vorrei ricordare due cose.





venerdì 25 marzo 2016

Il mondo del lavoro e la "stupefacente " ripresa.

Per curiosità e incrollabile fede mi piace verificare costantemente quello che è l'offerta del mondo del lavoro. Siccome sono sempre stato un fautore del cambiamento e non del posto fino alla pensione ficco il naso in quelle che sono le richieste delle aziende.

E dopo gli ultimi anni bui, dove al massimo potevi aspirare a non essere licenziato adesso a sentire gli organi di informazione irregimentati l'ottimismo deve essere il sale della nostra vita, insomma viene sbandierata ai quattro venti una nuova stagione di fiducia e lavoro per tutti.

Crescita, incremento delle assunzioni, fiducia dei consumatori. A sentir loro viviamo un Carnevale di Rio di fiducia e buoni propositi, dove le assunzioni, grazie all'intuizione del Jobs Act dovrebbero fioccare come se piovesse.

E quindi il precario da una vita o chi cerca da tempo un lavoro, irrorato da questa dose di fiducia e attitudine positiva si attende una aumento dell'offerta di lavoro.......... (segui la lettura di questo posto su Postik!)